Storia di una colonia di Messor capitatus

Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda GianniBert » 06/03/2012, 16:30

ParroccheTTo ha scritto:mi chiedevo una cosa: dopo circa quante operaie la colonia si tranquillizza nei confronti dello stress? Ho avuto per poco tempo una colonia di circa 30 operaie di Messor wasmanni, ancora in provetta, ed ogni vota che alzavo la voce magari nei pressi dell'arena si scatenava il finimondo; non ti dico alla minima vibrazione sullo scaffale poi!


Le operaie si tranquillizzano solo con l'abitudine.
Una colonia spesso disturbata presto capisce che il pericolo non esiste e smette di agitarsi.
Ma se le lasci tranquille per qualche giorno tornano ad abituarsi all'assenza di vibrazioni... sono tonte, ma imparano in fretta. E' che una colonia numerosa si agita in fretta ma si stressa meno. Forse in virtù di una distribuzione unanime dello stress?
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda GianniBert » 07/03/2012, 12:33

Progetto e messa in opera del nuovo nido per Messor capitatus.
Negli ultimi mesi del 2011 le operaie del Grande Nido hanno messo in atto un attacco diretto alla struttura. Il mio sospetto è che le formiche siano stimolate a scavare dove sentono più umido, e che si concentrino soprattutto dove è per loro più logico scavare: quindi in basso e sfruttando le estremità ad angolo. E' molto più difficile che si mettano a scavare a caso in una superficie piatta senza riferimenti. Per la seconda volta da che uso il gasbeton, lo scavo avviene in questi punti.

Il prossimo nido deve quindi risolvere il più possibile questo rischio per durare più a lungo, e deve essere più grande per rendere inutile il bisogno di ingrandirsi. Ovvio che non posso comunque dare loro quello che si aspettano! Un nido di Messor può essere naturalmente molto esteso e scendere per metri in profondità! Io poi devo poter sempre spostare il mio nido, quindi ho delle limitazioni.
Ho così scavato un blocco da 60 cm x 25, lasciando questa volta più spazio in basso, avendo l'accortezza di "svasare” il disegno delle gallerie negli angoli inferiori. Le pareti delle stanze perimetrali sono state levigate con una piccola mola che rende più difficile individuare punti deboli a cui attaccarsi con le tenaglie. Negli angoli stremi non ci saranno stanze. ma solo gallerie di collegamento.
Le stanze non saranno molto profonde; il nido precedente raggiungeva anche i 3 cm di profondità, ma spesso le formiche sparivano in un ammasso nero sul fondo. Qui la profondità non deve superare i 2 cm, ma per recuperare spazio vivibile limiterò al massimo gli spessori inutili. Piuttosto cercherò di creare un disegno intricato che costringa la popolazione a percorrere più strada possibile interna. Quindi la disposizione non potrà essere molto fantasiosa e naturale, piuttosto sarà l'effetto labirinto e la differenza dimensionale delle singole stanze a creare un effetto più naturale possibile (compatibilmente col materiale usato!).

Non posso colorare il disegno interno: ho sempre timore che il colore a contatto possa infastidire le formiche o la covata, inoltre, se non si azzecca il colore giusto, la visibilità di operaie o covata è compromessa. Non è facile azzeccare il colore giusto e distribuirlo decentemente su una superficie rugosa e piena di anfratti: occorrerebbe un attrezzatura a spruzzo, e un lavoro che non posso permettermi, senza garanzie di risultati.
A chi volesse invece seguire questa possibilità consiglio di spruzzare con areografo a colore chiaro la struttura interna, per poi ricoprire con colore alternativo la sezione esterna. L'effetto sarebbe sia naturale che efficace.

Perché colorare il gasbeton? Qualcuno penserà che se comunque le gallerie restano bianche, l'unico effetto che si guadagna è quello di contrasto... In realtà la superficie interna cambia presto colore, soprattutto nel caso delle Messor, che tendono a sporcare tutto quello che toccano. Inoltre l'impatto globale visivo è meno diretto che con il materiale grezzo. Le gallerie chiare risaltano sullo scuro e le formiche sono ben visibili sul chiaro; inoltre le larve e le uova risultano ugualmente spiccare, spesso appese o accumulate sul pavimento.

Userò il sistema di umidificazione a bacinella: per un nido di queste dimensioni lo ritengo il più sicuro da controllare. Per far stare il blocco in una bacinella e contemporaneamente avere il nido più grande possibile ho inciso il piede a T, che permetterà all'umido di raggiungere i piani bassi, ma non permetterà all'acqua di risalire fino alle stanze basse direttamente.
Questa forma dovrà essere accompagnata da un vetro tagliato ad angolo mozzo in basso. Due viti laterali non consentiranno al vetro di scorrere verso il basso nonostante il suo peso, quando il nido viene sollevato e trasportato.
Ho tracciato il disegno iniziale posizionando solo le stanze, che saranno circa 80. In seguito le ho tracciate con il trapano a punta fine, e ho usato una punta più larga per ricavare le stanze vere e proprie. Quando ho ottenuto la posizione definitiva delle stanze ho progettato i collegamenti ad arte, cercando un disegno più intricato ma funzionale possibile: le formiche devono poter gestire covata e granai al meglio, senza avere però la possibilità di passare da una stanza all'altra in ogni punto. L'alternanza stanze piccole-stanze grandi è stata pensata non solo per estetica visiva, ma anche per funzionalità: le più profonde al centro, le meno in basso, per limitare ulteriormente la possibilità alle formiche di nascondersi alla vista.
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Nelle stanze più alte ho messo in opera il sistema collaudato a mensole interne più corte che aumenta le superfici d'appoggio senza compromettere la vista. E' un lavoro che va fatto con la punta adatta, non troppo grande né piccola, perché è facile danneggiare le strutture sottili più delicate, basta una vibrazione in più, una punta che sfugge al controllo... e si fa saltare la mensolina!
Poi ho piallato con la fresina il perimetro estremo interno.
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E' seguita la colorazione con tempera acrilica, già sperimentata.
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Lasciato asciugare il colore ho fissato il vetro con appositi tasselli angolari avvitati. Come sempre, i lati e il retro non verranno colorati per permettere sempre di percepire lo stato di umidificazione del materiale, dato che un alone più scuro si manifesta dove l'acqua è arrivata a saturare il bitume cellulare. Un altro guaio del gasbeton è che si danneggia facilmente; così ho applicato dei listelli su tutti gli angoli possibili per proteggerlo dagli urti.
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Le uscite saranno 2: una all'arena e una di scorta a cui applicherò una provetta a scopo serbatoio d'acqua.
Riadatterò l'arena dell'anno scorso, almeno finché non potrò costruirne una ancora più grande, ma sempre proporzionata al nido sottostante.

Qui viene il bello: il TRASLOCO.
Se non avete mai provato a far cambiare casa a 10.000 formiche leggermente isteriche, non potete capire, magari solo immaginare. Faccio questo lavoro in casa, non posso permettermi che facciano i comodi loro!
Purtroppo ho messo in atto il trasloco quando le temperature erano già risalite di molti gradi: se l'avessi fatto nei giorni di freddo russo scorsi, le formiche si sarebbero prestate meglio all'operazione! Ora in casa ho circa 18-20 gradi, e il riscaldamento del nido nuovo è meno incisivo sul loro umore; in ogni caso escludo l'arena e la pulisco; la collego al nuovo nido; collego in vecchio nido al nuovo, posizionato a contatto col termosifone, inoltre appoggio al vetro un cavetto riscaldante protetto da lastra metallica per diffondere ulteriormente il calore.
In 5-6 giorni ottengo il trasferimento della regina (covata e parte della popolazione si sono trasferiti in 2-4 giorni), dopo di che c'è la stasi. Nonostante disturbi il vecchio nido in molti modo (acqua, vibrazioni, ecc.) restano sempre una grande quantità di formiche nel nido vecchio. Scelgo allora la tecnica già sperimentata con Formica cunicolaria, come male minore.

Dopo aver scacciato a scossoni la maggior parte di formiche possibile attraverso il collegamento, chiudo il passaggio. Segue: apertura del vetro del vecchio nido nella vasca da bagno (...), lavaggio a doccia ad alta pressione e conseguente annegamento delle formiche rimaste nelle gallerie, cercando di spingerle a cadere fuori, nella vasca. Ripescaggio con retino di tutte le formiche APPARENTEMENTE annegate (ottimo anche un colino!), e accumulo di cadaveri in vaso alternativo spalmato di borotalco sui bordi alti.
La doccia forzata si ripete più volte.
Ci vogliono 3 ore per rimuovere e raccogliere circa 1000-1500 formiche rimaste (ma chi le ha contate?) usando tutte le tecniche possibili, dall'aspiratore al pennellino alle mani nude. Lascio il nido immerso in acqua nella vasca. L'indomani mattina asciugo il nido. Due giorni dopo, ne escono ancora alcune formiche vive, sfuggite al rastrellamento!
Tutte le formiche annegate, anche dopo mezz'ora di immersione, e gettate nel contenitore, o direttamente in arena, si sono riprese perfettamente.

La colonia è sistemata al meglio ora. Spero di non dover ripetere più per almeno due anni questa operazione, ma chi lo dice alle maledette?
PS: quello sopra è il piccolo nido di Messor barbarus di un anno circa di vita.

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Allego per vostra conoscenza, una foto delle condizioni delle gallerie del vecchio nido all'uscita dall'inverno. Vi renderete conto che il nido non poteva reggere ancora in queste condizioni!

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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda feyd » 07/03/2012, 12:47

ahahahah gianni sei sempre il solito complimenti per il megalavoro :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

il nuovo nido è bellissimo, e le tue esperienze ci aiutano a noi nuovi costruttori di nidi.
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda cava8484 » 07/03/2012, 14:20

bellissimo,chissà che fatica il trasloco
complimentoni :clap:
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda zambon » 07/03/2012, 15:06

Bellissimo Gianni e lavoro molto ben riuscito, complimenti! :clap:
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda GianniBert » 07/03/2012, 15:08

Grazie a tutti. E' stata dura, ma ne valeva la pena!
Questo nido è molto meglio del precedente, e la vista ne ha guadagnato!
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda quercia » 07/03/2012, 16:58

GianniBert ha scritto:Grazie a tutti. E' stata dura, ma ne valeva la pena!
Questo nido è molto meglio del precedente, e la vista ne ha guadagnato!

già, è davvero molto bello gradevole alla vista. anche io sono un fan della praticità ma quando questa su aggiunge ad un lavoro fatto bene.... :clap:
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda ParroccheTTo » 07/03/2012, 17:12

Bellissimo lavoro, complimenti per l'impegno! Una domanda: che rapporto quantitativo hanno con il cibo?
.
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda GianniBert » 07/03/2012, 18:32

Cos'è il "rapporto quantitativo”?
Come tutte le Messor, tendono ad accumulare provviste che poi non usano fino in fondo.
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda luca321 » 07/03/2012, 19:06

Un Grande lavoro per una Grande colonia!! Complimenti a entrambi!! :clap: :clap: :clap:
IMPORTANTE!



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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda Robybar » 07/03/2012, 20:09

Complimenti anche da me.
Ma quanto occuma una colonia di dimenzioni massime di M.capitatus?
C'è qualcuno che lo sa?
Spoiler: mostra
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda ParroccheTTo » 07/03/2012, 21:02

GianniBert ha scritto:Cos'è il "rapporto quantitativo”?
Come tutte le Messor, tendono ad accumulare provviste che poi non usano fino in fondo.


Mi sono espresso non male, di più! Intendevo:
Quanto cibo consuma in media (settimanale? giornaliera?) una colonia di Messor di queste dimensioni?
.
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda GianniBert » 07/03/2012, 22:33

Due risposte molto approssimative...
So che le colonie di Messor possono scendere in profondità anche 4 metri, ma immagino sia soggettivo al territorio, alla specie e alle dimensioni della colonia.
Grandi colonie poliginiche di M. structor sono sicuramente molto estese. Detto questo, credo la popolazione possa contare per colonie mature anche un centinaio di migliaia di operaie, ma qui lo dico e qui lo nego :lol: ...

La seconda ricalca quello già scritto: Messor accumula grandi quantità di riserve di cibo, ma stabilire quanto consuma poi è difficile. Bisognerebbe pesare, o contare il raccolto giornaliero e calcolare i consumi... in presenza di una covata poi il consumo cresce ma con che entità?
Il metabolismo cresce poi quando fa caldo e le formiche lavorano e consumano di più.
Vi dico una cosa però, la colonia di Camponotus vagus, con circa 1000-1200 operaie, consumava giornalmente 2-3 grilli adulti e un cucchiaio abbondante di miele. Le Messor sono più piccole e meno carnivore, quindi è lecito pensare che consumino giornalmente un corrispettivo in peso almeno doppio.
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda Julius62 » 07/03/2012, 23:00

complimenti!! :shock: wao è bellissima :shock: invidia!! :lol: speriamo che una delle mie regina raggiunga le dimensioni ENORMI della tua :unsure: :yellow:
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Re: Storia di una colonia di Messor capitatus

Messaggioda feyd » 07/03/2012, 23:49

GianniBert ha scritto:Due risposte molto approssimative...


La seconda ricalca quello già scritto: Messor accumula grandi quantità di riserve di cibo, ma stabilire quanto consuma poi è difficile. Bisognerebbe pesare, o contare il raccolto giornaliero e calcolare i consumi... in presenza di una covata poi il consumo cresce ma con che entità?
Il metabolismo cresce poi quando fa caldo e le formiche lavorano e consumano di più.
Vi dico una cosa però, la colonia di Camponotus vagus, con circa 1000-1200 operaie, consumava giornalmente 2-3 grilli adulti e un cucchiaio abbondante di miele. Le Messor sono più piccole e meno carnivore, quindi è lecito pensare che consumino giornalmente un corrispettivo in peso almeno doppio.



tanto da mandare fallito a suon di miele e grilli :lolz:

be sarebbe interessante vedere quante sementi consumano, magari non facendogli immagazzinare grandi quantitativi cosi da sapere quando è il consumo giornaliero, che sò gli dai un kg di semi ed aspetti che li finiscono, o ovviamente quantità minori più spesso cosi da fare una media di consumo giornaliero, ma si deve aspettare che finiscano i semi precedenti finiscano e questo credo dia problemi alla colonia.
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