quercia ha scritto:Come è che se una scimmia viene allevata dagli umani resta cosciente del fatto di essere una scimmia mentre, un umano allevato da scimmie cresce nella convinzione di essere una scimmia?
Abbiamo solo perfezionato l'arte delle scimmie: imitare. Non siamo affatto più intelligenti di loro, siamo specializzati solo in quello, e nel parassitare il pianeta...
Non sarei così sicuro della prima affermazione: non leggo di etologia da parecchio, ma penso che l'
imprinting sia un fenomeno ben noto nel mondo di mammiferi e uccelli. Tanto una scimmia quanto un uomo sono mammiferi e non vedo per quali ragioni le prime dovrebbero essere più coscienti...
Anche la seconda affermazione è un fondamento dell'etologia, mi vengono alla mente molti begli esempi che faceva (fa, probabilmente ancora) Danilo Mainardi a Quark e derivati.. Non è questione d'intelligenza maggiore, imitare è uno degli aspetti dell'intelligenza che si può osservare declinata in varie forme, in svariati casi di uccelli e mammiferi (e probabilmente pure altri, i polpi sono un esempio che perfino i bistrattati molluschi sanno dire la loro)..
quercia ha scritto:perchè un uomo in un ambiente ostile e senza attrezzi non sarebbe in grado di superare la notte.
(non preoccuparti atom, io ti comprendo appieno)
Baggianate,
chiedilo al R. D. Anderson cosa si fa senza attrezzi!!!!
Atom75 per me ha azzeccato in pieno il punto!
Battute a parte secondo me è sbagliato separare le capacità umane (la costruzione e l'uso degli attrezzi) da quello che considerate l'espressione finale del mero essere umano che non è un semplice ammasso di ossa, pelle e (pochi) peli. Mi sembra un po' il giochino che facevano gli illuministi quando separavano il comportamento sociale dall'essere connaturato nell'uomo. Il mito del buon selvaggio che si aggira solitario e beato di Rousseau, aveva la stessa valenza scientifica del considerare un lupo senza il branco: un'assurdità tanto quanto mettere un pesce fuor d'acqua!
Faccio un altro esempio per tornare a chiarire il discorso degli "attrezzi". Sarebbe come dire che l'
uccello tessitore si può considerare di per sé tralasciando l'evoluzione del suo
"fenotipo esteso": è un gergo evoluzionistico che serve a dire come non solo caratteristiche morfologiche visibili fanno parte del fenotipo e vengono selezionate (es. le piume ornamentali del pavone), ma anche caratteristiche comportamentali che si esprimono indirettamente ma vengono eccome selezionate (es. i nidi complessi dei tessitori per quanto siano il risultato indiretto di ciò che plasma la mente dell'uccello, ricoprono un ruolo dal punto di vista del successo riproduttivo sotto la spinta di una selezione sessuale, tanto quanto le precedenti citate piume per il maschio di pavone). Eppure se vogliamo prendere lo stesso paragone fatto per l'uomo lasciato inerme, se togli all'uccello tessitore le pagliuzze togli un passo fondamentale della sua riproduzione e nemmeno più potresti chiamarlo tessitore visto che questo comportamento ne definisce la specificità.
Smettiamo di considerarlo animale per questo?
Quindi
se voi considerate un boscimano senza pelliccia, senza strumenti e lasciato solo a sé stesso (o un uomo senza l'auto, il cellulare e tutto in resto che necesssità per sopravvivere nel contesto urbano moderno),
fate la considerazione più artificiale e assurda che si possa fare: l'uomo è un animale che va considerato nel suo contesto, anche se cambia tecnologicamente o culturalmente resta sempre la sua natura e comportamento animale come costante perché è quello che è stato selezionato finora nei fenotipi espressi dagli individui nella specie
Homo sapiens.
Per me è una balla pure dire che l'uomo non abbia istinti, li ha eccome! Per quanto sia complesso e (al limite) razionale il comportamento umano è sempre generalmente regolato sempre dagli stessi bisogni e pulsioni (paura, rabbia, sesso, ecc.): cambiano le forme dei problemi e di come sopravvivere nell'ambiente moderno (
cacciare soldi, invece di gazzelle; appuntamenti, invece di comprare donzelle dalla tribù vicina; lanciare testate nucleari, invece di pietre; siam sempre lì non trovo dei grossi cambiamenti. 
) ma non muta l'essenza dei problemi e dei bisogni. Il fatto che il contesto tecnologico sia diverso dalla savana da cui si suppone siamo usciti come specie negli ultimi 200000 anni, non significa che se lo eliminassimo e ci rimettessimo nella savana non ci comporteremmo tanto diversamente dai nostri antenati.
quercia ha scritto:io ho paura di quello che succederà fra 20 anni...se qualcosa non cambia, a cosa servirà in nostro intelletto quando finiremo le risorse del pianeta?
La vita crea di per se dei "sistemi complessi": anche solo limitandosi a voler descrivere la dinamica delle popolazioni c'è tutta una trattazione matematica che dimostra come le popolazioni non siano mai numericamente stabili per definizione (anche solo considerandone due che competono fra loro in un modello approssimato, figurati un sistema reale in cui per ogni specie ci sono migliaia di variabili interdipendenti), ma che siano qualcosa di fortemente e spesso caoticamente mutevole. Dubito che gli esseri umani costituiscano una minaccia per la vita sul pianeta in senso lato, come lo dimostra il fatto che negli ultimi 4 miliardi di evoluzione, ad ogni periodo di estinzioni di massa segue un'esplosione di nuova variabilità per occupare le nuove nicchie disponibili. Solo è semplicemente da idioti (per la specie che si considera razionale), ridurre la variabilità specifica e incasinare ulteriormente gli equilibri nel sistema in cui vivi, perché se è vero che un batterio, una mosca o semplicemente un ratto (non è detto si debba sempre scendere al livello unicellulare per trovare forme di vita resistenti) se ne fa un baffo di tutti i cataclismi che crei, te in quanto essere umano hai molte meno possibilità di sopravvivere a te stesso in un ambiente compromesso rispetto a quello in cui ti sei adattato.
XXAIRXX95 ha scritto:magari tra altri 50 milioni di anni(sempre che la terra sia ancora intatta) l' uomo sarà l' ultima specie a rimanere in piedi, proprio per la sua adattabilità ad ogni tipo di ambiente....
Mi pare si stimi che la maggior parte delle specie esista come ente definito in media per un milione di anni:
Homo sapiens proprio perché ha creato qualcosa che accelera notevolmente i cambiamenti (l'evoluzione tecnologica) secondo me durerà molto, ma molto di meno di quello che ti aspetti: magari perfino un solo altro 1-2% dei 200000 anni da quando esiste! Questo anche senza tirare in ballo la sua estinzione non è detto che "l'uomo" di un domani sia geneticamente compatibile con quello di oggi: già oggi l'uomo conosce quanto basta per descrivere (ed eventualmente modificare) il suo codice genetico e in un futuro prossimo adattarsi ad altri ambienti non necessariamente su questo pianeta (sempre se non causa il suo ritorno all'età della pietra nel mentre..), ma chissà probabilmente tra mille anni rideranno delle nostre ipotesi miopi..
Sono sicuro che altri avranno scritto cose simili a questi concetti... anzi sono sicuro che questo è stato (e sarà) un argomento ciclicamente in dejavu o sbaglio? 