quercia ha scritto: Non ho ancora capito quale potrebbe essere il motivo, ma sono certo che da quando il primo essere umano ha preso coscienza di se la prima volta, ha provato un profondo senso di depressione e mancanze interiori che doveva colmare ponendosi domande impossibili e credendo che l'impossibile possa essere vero.
Anche questa cosa mi crea dubbi: siamo incompleti perchè sappiamo che esiste davvero qualcos'altro di cui abbiamo coscienza ma non prove perchè lo sentiamo dentro e lo cerchiamo, o ci crediamo per colmare il nostro vuoto, perchè abbiamo per forza bisogno di motivi e certezze?
Secondo me non c'è un primo depresso è solo un comportamento molto complesso legato all'intelligenza e in parte risultato dalla stretta connessione alla natura sociale dell'uomo. Così come i lupi ne cercano altri per radunarsi in branchi, c'è una tendenza etologica analoga nella maggior parte delle scimmie. Se poi ti metti a considerare fra queste una specie (la nostra) che ha sviluppato un certo livello di ragionamento ottieni questo "risultato", a volte più, a volte meno, inconscio di ricerca.
Un cane ti cerca perché sei un cane?
Spoiler: mostra
Perché??Priscus ha scritto: Quello era un paradosso prima di capire da dove viene la gallina, se il suo progenitore fosse stato ovoviviparo, la risposta non sarebbe stata così scontata.
Chiamalo uovo, chiamalo ovulo, coppia di gameti che creano la cellula fecondata o solo cellula primigena o come vuoi, da quella si sviluppa l'individuo e mi sembra naturale che la mutazione, o anche solo un corredo genetico diverso a prescindere dalla causa, debba variare a monte, se lo vari a valle al massimo hai un cancro non un individuo peculiarmente diverso dal precedente che lo ha generato.
Però dimmi la verità.. te ce l'hai un po' coi concetti, non ti stanno molto simpatici, vedo..Priscus ha scritto: Tu misuri il tempo tra una "gallina" ed un uovo che non è di "gallina", a questo punto di conoscenza basta chiarire la domanda e non c'è paradosso, ma solo la risposta corretta, è questo che intendevo riferendomi alle domande troppo semplici.
Faccio un discorso generale non specifico su questa cosa che penso sia condivisa alla fine (mi sa che diciamo le stesse cose con parole diverse). Dal mio punto di vista (opinabile come sempre) i concetti (catalogazioni e simili) non sono niente di così cattivo o temibile, ma una semplice espressione del ragionamento umano.
Temo che se non si definisca e quindi se non si abbracci l'uso di un concetto, non si possa fare alcun ragionamento logico perché resterebbe tutto indefinito e vago: semplicemente cade la condizione necessaria a fare il ragionamento.
Per questo i paradossi funzionano benissimo di primo acchito, perché nel parlare comune (δόξα) non si delimitano bene i concetti e quindi non ci metti niente ad affermare il contrario (παρά) di quello che ti aspetti logicamente (παρά + δόξα = ecco il paradosso).
I paradossi sono semplicemente il più delle volte questioni mal poste, illusioni in cui si fa credere che un certo strumento possa risolvere una questione che nulla ha a che fare con esso, proprio come quei quadri di Escher in cui il tuo occhio continua a salire le scale e non si accorge di aver oltrepassato il punto di partenza scendendo perché il tuo cervello è stato semplicemente giocato (l'inganno ti porta ad applicare i concetti "sali/scendi" dove non erano).
Anche questa, mia personalissima opinione (credenza anzi


