L'onere della prova
Affirmanti incumbit probatio: già i latini sostenevano che «la prova tocca a chi afferma». L'onere della prova è dunque sulle spalle del credente. È lui che afferma l'esistenza di una o più divinità, e tocca quindi a lui dimostrare tale esistenza. Il non credente afferma che esiste l'universo, il credente afferma che esiste l'universo e, in aggiunta, Dio: fornire verifica di quell'aggiunta è suo compito. La situazione è paragonabile a una causa giudiziaria: è l'accusa che, in un tribunale, deve condurre delle prove a sostegno della propria tesi; la difesa deve al massimo invalidare le suddette prove, non di certo fornire alla giuria una dimostrazione di innocenza nei confronti di un'accusa infondata. È quindi necessario, secondo questo principio, che gli stessi credenti si facciano carico dell'onere della prova, a sostegno delle loro affermazioni.
Gli atei e gli agnostici non hanno tendenzialmente problemi a riconoscere il fatto che non è possibile dimostrare l'inesistenza di Dio: anche perché, come scrive Richard Dawkins, «non si può dimostrare in maniera incontrovertibile l'inesistenza di niente». Infine, se non esistono prove possono comunque esserci pesanti indizi.
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