La questione non è così semplice e determinata come può sembrare.
Millo ha scritto:scusate se mi intrometto, ma le camponouts aethiops quante unità raggiungono?
Le colonie mature in natura da quello che vedo contano sicuramente svariate migliaia d'individui per non dire qualche decina, in realtà noi facciamo stime in base a quello che osserviamo, ma idealmente una colonia potrebbe crescere quasi indefinitamente durante la vita della regina se non fosse limitata dalle risorse che deve spartire con le altre colonie vicine (anche della stessa specie, dato che se ha successo in un certo ambiente sicuramente si riproduce e occupa con colonie figlie i siti prossimi) o per causa di traumi esterni.
Riguardo alle caste han fatto benissimo a consigliarti di guardare là, ma aggiungo per precisare che le caste
generalmente (ci sono eccezioni) in Messor e Camponotus mostrano un graduale disproporzionamento anatomico non perfettamente definito come dimensioni, anche se per convenzione (arbitraria) si tende a distinguere l'operaia come appartenete a una casta
minor o
maior (talvolta anche
media o con ulteriori gradi) in base alle dimensioni. Tornando a quella specie in particolare, le operaie più grandi raggiungono i 13 mm circa e le più piccole 7 mm, ma ci sono altre specie molto più differenziate in proporzioni come
C. vagus.
toyxs ha scritto:
Poi se guardi ad esempio le Myrmecia sp. australiane non formano colonie numerose (200/300 unità poi dipende dalla specie) ma sono molto aggressive... ma ovviamente se si parla di specie autoctone non centrano nulla

Fonte? Attenzione a non confondere i numeri particolari descritti da qualche allevatore in cattività con le stime che si possono fare osservando in natura.
Anche le
Temnothorax spp. non è che hanno un contatore interno che le limita superato un certo numero, semplicemente hanno regine che tendono a riprodursi in areali abbastanza variegati e limitati per cui la colonia cresce con le risorse e la pressione di un ambiente che tende a privilegiare la formazione di numerose colonie piccole molto vicine fra loro rispetto ad altre specie. Aggiungo che è anche possibile che le loro regine non vivano moltissimo a lungo, anche perché vivono in habitat "difficili" e hanno diversi parassiti sociali (segno che comunque una specie non deve per forza conquistare numeri incredibili come singola colonia per essere di successo). Questo non toglie che se messe in condizioni più idonee non possano arrivare anche a numeri ben diversi che in natura: sempre per restare su questo esempio il loro sviluppo non è lento e ho visto almeno un'esperienza su un sito estero di una colonia ben alimentata cresciuta molto più di quanto ci si possa aspettare.
Ho cercato di sottolineare che queste formiche hanno in natura in realtà una vita abbastanza movimentata (non a caso hanno sviluppato il trasporto sociale).

Ci sono diversi studi per questo genere che approfondiscono sia la competizione, sia il parassitismo e pressioni ambientali, dico questo per far capire che quanto riesci a vedere in cattività è solo una parte limitata (magari anche perché sono piccole e non le vedi bene).
Robybar ha scritto:Per me l'unica è Camponotus lateralis.
È l'unica Camponotus che siamo sicuri non raggiunga dimensioni eccessive una volta colonia adulta, le altre fanno colonie decisamente più grosse (forse C.nylanderi non tantissimo, ma non sono sicuro).
Secondo me non siamo proprio sicuri di niente invece: le colonie in natura sono numericamente limitate da fattori esterni di competizione!
Camponotus lateralis ha in parte comportamenti simili alle
Temnothorax spp. per il fatto che è una specie che sfrutta nicchie e tende a "prosperare" in secondo piano, non è un caso che una delle sue strategie di foraggiamento implica di sfruttare la specie che imita per mimetismo batesiano. Quello che vediamo svilupparsi in natura è il risultato di precise scelte e strategie evolutive dovuta alla pressione ambientale, ma questo non significa che necessariamente queste specie non possano crescere con le opportune condizioni.
Ovvio che, però, è altresì vero che il punto è spesso che non si riescono a replicare queste condizioni. Quindi di fatto ritornando al discorso dal punto di vista dell'allevamento SOLTANTO, tutte quelle specie lente e/o difficili da allevare si possono considerare che "in senso lato" non produrranno mai colonie popolose, ma questo ha poco a che fare con quanto fa o può fare una specie in natura.
Camponotus nylanderi in Italia meridionale è l'equivalente ed ha colonie numerose quanto il Tanaemyrmex nero che citavo a inizio intervento. Entrambi sono accomunati dal fatto che i primi anni crescono lentamente ma questo ha poco a che fare coi numeri che dopo diversi anni la colonia riesce a sviluppare e sostenere.
