GianniBert ha scritto:A me sembra ancora cunicolaria, ma finche Fabrizio non mi dà un responso ufficiale... cioè lunedì prossimo.
Comunque, per Luca. Temo che in questo caso si tratti proprio di esaminare il campione, anche se è vero che l'ambiente e il modo di vivere della specie vanno tenuti in conto.
Diciamo che è più probabile un adattamento della formica in questione (e sappiamo come sono adattabili) al luogo in cui vive e alle dimensioni della colonia, che la possibilità di una mutazione genetica, comunque sempre possibile.
Negli incontri col Rigato, quando ho cercato di estirpargli informazioni utili ella nostra Causa, uno dei punti su cui ha insistito nella difficoltà di classificare le nostre formiche è proprio quello allucinante di "contare i peli” o misurare lunghezza delle antenne, scultura e posizione di ogni rugosità.
Non è comunque una scienza così esatta, se si offre a moltissime varianti in cui, potrebbe darsi, una specie autoctona magari non è mai stata descritta con precisione in quel dato particolare...
Bisogna sentire lui, perché le varianti sono davvero tantissime, e quelle di comportamento sono le meno certe, visto l'indole delle formiche. E' uno dei motivi per cui nelle collezioni catalogate (che mi ha proprio detto essere indispensabili per i raffronti) guardano proprio quei particolari che sono stati codificati per riconoscere la determinata specie.
Insomma, visto che lo fa di mestiere, se dice che è difficile lui, ci dobbiamo credere.
Quando avevo chiesto (e non una sola volta) particolari per saper riconoscere le specie all'interno del gruppo rufa, mi aveva proprio citato la "conta dei peli” e la forma di alcune macchie di colorazione per distinguerle. Cose che si fanno solo al microscopio.
Solo per la Polyctena mi ha fatto una distinzione per farmi capire che nessuno sa il motivo, ma l'areale di distribuzione è incisivo per il riconoscimento: non si spingono al sud delle Alpi, e si trovano solo in una fetta di Alto Adige sopra Bolzano.
Concordo pienamente Gianni...infatti l'unione della componente etologica e fisiologica è qualcosa che è stato aggiunto da pochi anni...quindi non ancora entrato nella formazione classica dei tassonomi e sistematici.
Inoltre c'è una penuria lampante nelle informazioni etologiche, poichè l'etologia è un ramo che fino ad oggi è sempre stato sottovalutato e considerato di secondaria importanza. Quindi per forza i sistematici si basano ancora al 90% su caratteri morfologici e anatomici.
Il motivo per cui è stata inserita la componente etologica (e si sta cercando di colmare lacune in questo campo) è perchè dagli studi genetici sulle specie è spesso venuto fuori che specie morfologicamentee anatomicamente diverse erano più imparentate di quanto si pensasse...e l'unica cosa che le accomunava era la compponente comportamentale.
E' vero che gli animali in genere adattano spesso il proprio comportamento all'ambiente dove vivono...ma è anche altrettanto vero che caratteri morfologici spesso sono il frutto di altrettante forme di adattamento e non sempre sono così "importanti" e radicate da causarne modifiche a livello di classificazione.
Per esempio nelle Emys orbicularis ci sono circa 5-6 morfotipi che sembrano essere associati a fattori ambientali quale pH dell'acqua e del terreno, tipi di esposizione ecc....
Esemplari spostati di ambiente cambiano l'aspetto in funzione dell'ambiente in cui vivono.
Sebbene siano quindi morfologicamente molto differenti, lo studio del comportamento le ha radunate sotto la stessa specie...e i recenti studi genetici ne hanno confermato la validità poichè le differenze morfologiche non sono associate direttamente a fattori genetici.
Inoltre, come giustamente puntualizzato, conosciamo a malapena l'aspetto delle formiche nelle varie specie "maggiori"...figuriamoci aspetti etologici. Il comportamento delle singole specie è quasi completamente sconosciuto e al di là di comportamenti particolari e più rilevanti, anche sui libri si trova poco di specifico. Su questo punto noi appassionati ed allevatori possiamo fare la differenza fornendo dati che poi possono essere analizzati e studiati.
Sto vedendo, ad esempio, differenze abissali nella fondazione nelle singole specie... regine, come la
Camponotus fallax, le
Myrmica o la
Dolichoderus, che vanno controcorrente rispetto a tutte le altre e vogliono ambienti specifici e condizioni particolari.
Anche poi le operaie, osservate nel modo di fuggire, esplorare e "vivere il mondo esterno" hanno moltissime differenze. Le Camponotus fallax, per esempio, hanno tendenze più notturne...se spaventate tendono a bloccarsi invece che fuggire e sono abbastanza isolate nei loro giri di esplorazione. Non seguono piste precise e non ne vedi mai motle in giro...anzi, sono molto timide e riservate.
Per non parlare delle differenze etologiche tra regine ed operaie...ormai riconosco le regine prima per il modo di comportarsi che non per la componente anatomica (vedi la regina di
Dolichoderus quadripunctatus che ho raccolto immediatamente perchè riconosciuta per il comportamento da regina...e poi accertato esserlo alcuni giorni dopo quando ho avuto modo di guardarla con lenti e stereomicroscopio).
Ad ogni modo non voglio sminuire la classificazione basata sull'anatomia...anzi...ma, visto che possiamo, dovremmo sforzarci di più di associare e studiare comportamenti e modi di agire...così da arricchire l'attuale classificazione con dati etologici...e magari chissà che un domani, proprio sulla base di certe osservazioni etologiche, non riuniscano o dividano specie.
In qualunque caso, nella moderna sistematica, resta il fatto che le 3 componenti considerate (dove è possibile) sono: anatomia, fisiologia ed etologia. In mancanza di 1 o 2 componenti si fa con le restanti...ma è più probabile anche fare errori.
